Pillole

Classe 1963, Maurizio Boyer è un body builder "natural", un personal trainer nonché attento professionista che è riuscito a fare della sua passione, una professione. Una professione per lui totalizzante, parte integrante della sua vita, fatta di entusiasmo, studio, ricerca, spirito di sacrificio e dedizione. Un personal trainer "sopra le righe", se così lo si può definire, per la sua concezione di fitness "natural" che gli ha permesso scelte diverse, non sempre facili, ma di grande soddisfazione personale e professionale, come lui stesso ci racconta in questa intervista.

Come ha avuto inizio la tua passione per lo sport?

È stato amore a prima vista. L’istruttore di full contact, sport che praticavo in quel periodo, parlo di inizio anni '80, mi disse che sarebbe stato opportuno per migliorare la mia performance sportiva lavorare sul potenziamento muscolare, dato che mi vedeva, a suo modo di dire, un pò "rachitico". Decisi così di andare in quella che allora era l’unica palestra di Pinerolo (era esattamente il 1983), e mi innamorai perdutamente di quella sensazione prodotta dal sangue nel momento che entra in una parte muscolare, congestionandola. Passione allo stato puro, tanto da farmi abbandonare tutti gli sport che praticavo allora:  dissi addio a calcio, ciclismo e full contact, per dedicarmi unicamente al body building.

Quando hai capito che sarebbe divenuta la tua professione?

Nel momento in cui rifiutai l’opportunità che mi stava offrendo mio padre, ossia quella di portare avanti e di guidare la sua azienda vitivinicola. Decisi che dovevo assolutamente provare a seguire la mia passione.

Qual è il sentimento che ti spinge ogni giorno, da più di trent’anni, ad entrare in palestra?

La volontà di migliorarmi sia professionalmente che personalmente. Nel corso degli anni, come è giusto per un insieme di fattori, il rapporto con il mio corpo è cambiato moltissimo. Una cosa però ho appreso con certezza: il segreto del mio perfezionamento sta nel fatto che in realtà, pur piacendomi e amandomi profondamente, ho sempre cercato di migliorarmi, guardando più quello che avrei potuto fare che quello che avevo fatto.

Personal trainer, esperto di alimentazione e integrazione ma anche body builder e campione nazionale: perché questa scelta?

Negli anni, oltre alla mia crescita professionale, fatta di diplomi e continui aggiornamenti, è cresciuta la voglia, nonché la necessità, di confrontarmi con me stesso e con gli altri: avevo bisogno di capire a che punto ero arrivato in questo sport e, dopo i primi successi agonistici, capii che con altri sacrifici, ma neanche troppi grazie al mio allenamento e alla mia dedizione, sarei potuto arrivare ai vertici. Così è stato a 35 anni, dopo ben 11 di agonismo, con la mia vittoria ai campionati Italiani di Body Building nel 1999.

In cosa consiste la figura del personal trainer?

È una figura professionale che, per un insieme di fattori, non è ancora capita come si dovrebbe. Un bravo personal trainer, infatti, è colui che, grazie a professionalità ed esperienza, è in grado di portare il cliente ad una consapevolezza diversa sia del proprio corpo (insegnandogli a riconoscere conformazione fisica, capacità, limiti e metodi di allenamento adeguati alla propria struttura corporea) che del tipo di allenamento al quale si sottopone. È colui che è in grado, grazie ad un attento studio, di lavorare sul cliente così da consentire il raggiungimento dei risultati prefissi in meno tempo, evitando inutili sprechi di energia e, a volte, anche allenamenti inadeguati o "pericolosi". Perché è bene ricordare che la struttura muscolare non si può cambiare dall'oggi al domani ma è il frutto di un lavoro costante. Un bravo personal trainer è colui che porta il cliente ad andare oltre il limite di ciò che potrebbe fare da solo.

La concezione, ma anche l'approccio al fitness, negli anni è cambiato radicalmente: quali i mutamenti più significativi?

La moderna concezione del fitness si sta allontanando sempre più dalla mia filosofia, dal mio modo di vedere e impostare l'allenamento.  Mi spiego meglio: una volta c’era il body building, ferro e fatica, quello al quale mi sono avvicinato e del quale ne ho fatto una professione. Un body building che, per ovvie ragioni, non poteva essere per tutti: così è stato inventato il fitness, mossa commerciale volta a indebolire il bodybuilding così da portare più gente in palestra. Dal fitness al wellness il passo è stato breve: a mio avviso un ulteriore passo indietro, l'ennesima "strategia" puramente commerciale per riempire ulteriormente le palestre, ma questa volta di gente che ha voglia di fare ben poco. Basta guardare alle attrezzature da palestra: i migliori macchinari per il bodybuilding sono stati concepiti negli anni '80, da allora nelle palestre sono stati introdotti attrezzi che, personalmente, trovo inutili sia per allenarmi che per lavorare. In poche parole il futuro mi metterà di fronte a un bivio: riuscirò a trovare un personale equilibrio o mi troverò in mezzo a questo wellness come un perfetto estraneo? La mia passione riuscirà a reggere questa evoluzione?

Il corpo, la nostra macchina perfetta e misteriosa: qual è il tuo rapporto con esso?

Il rapporto con il mio corpo è crudele e militaresco, cioè, mi rendo perfettamente conto che nella ricerca della perfezione sopra i 50 anni c'è una certa dose di masochismo e assuefazione, ma fino a che lo ritengo costruttivo non andrò certo da uno psicoanalista.

Il tratto distintivo di Maurizio Boyer?

Ciò che mi rende unico è legato al discorso del 100% Natural, anche perché nel mio caso è più simile a una religione che a una posizione.

Alcuni progetti futuri?

Tra i diversi progetti c'è un libro: un progetto editoriale che vorrei scrivere a fine della mia carriera, ossia in età pensionabile, in merito alla cultura dell'allenamento e a tutte quelle tecniche che purtroppo saranno andate perse. Sono sempre più convinto che tutta questa grande rivoluzione nel mondo del fitness sarà ciò che un giorno mi taglierà fuori. Non posso assolutamente accettare la storia che con la moderazione otteniamo i risultati voluti e sperati (astuta strategia di marketing per incrementare l'affluenza nelle palestre) e che la chimica sia in grado di correggere tutti gli errori degli agonisti. Considero quasi una missione il libro che vorrei scrivere, forse anche perché saremo arrivati al punto che sarà sufficiente l'intramuscolo di steroidi al mattino per sostituire il classico allenamento con le macchine. Ma spero sia sempre chiaro che pompare anabolizzanti nei muscoli non equivale a lavorarli con tecniche diverse (unico metodo per ottenere risultati duraturi e sani), oltre al fatto che è una pratica assolutamente poco sana.

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